Il mio Genova: due giorni da non turista (o quasi)

Quattro anni fa sono arrivata a Genova dietro mio marito, genovese doc, un po' scettica e un po' curiosa. Genova non era nella mia lista di sogni, diciamolo. Era quella città che si vede dall'autostrada, con i palazzi alti sul porto, un po' misteriosa, un po' chiusa. Poi ci sono entrata dentro — nei vicoli, nelle chiese, nei mercati — e non ne sono più uscita. Non voglio uscirne.

Questo itinerario è quello che faccio fare agli amici che vengono a trovarmi. Non è la lista delle cose da vedere su TripAdvisor. Quello che c'è è Genova come la vivo io: lenta, a piedi, con soste strategiche per focaccia e calici di Pigato, con qualche battuta sui genovesi veri — quelli che ti guardano storto se metti il cappuccino dopo le undici, e che sul cibo non scherzano mai.

Partite da Dimora Soprana, in via Fieschi, piazza Dante. Siete già nel posto giusto.

GIORNO 1 — Il cuore antico, i vicoli, la bellezza nascosta

Mattina: profumi, spezie e botteghe storiche

Iniziate come si deve: con la focaccia. Sì, quella genovese, quella con il buco, quella che i genovesi mangiano a colazione anche alle sette di mattina con un caffè corto e senza sensi di colpa. Non è un cliché, è una verità antropologica. Aggiungeteci il cappuccino se volete, ma sappiate che il vostro barista potrebbe avere un'opinione in merito.

Dalla struttura uscite e in pochi minuti siete già nel centro storico. La prima tappa della mattina è Profumeria Viganotti, storica bottega di profumi artigianali in centro — una di quelle realtà che esistono da più di cento anni e che resistono ai tempi con una dignità silenziosa e bellissima. Entrate, annusate, chiedete. È un posto dove si rallenta e ci si ricorda che alcune cose si fanno ancora con le mani.

Da lì, fate una deviazione obbligatoria alla Bottega delle Spezie Torrielli — una delle botteghe storiche più belle del centro. Qui si compra pepe, curry, erbe aromatiche, miscele che profumano di commerci antichi. Genova è stata per secoli una città di mercanti e il suo centro storico ne porta ancora il DNA. Torrielli è uno di quei posti che racconta questa storia senza bisogno di parole. Comprate qualcosa — almeno l'origano ligure, almeno quello.

Poi prendete via Macelli di Soziglia — un caruggio breve ma intenso, dove troverete quel profumo di Genova stratificata, antica, vitale. È il tipo di vicolo che in altre città sarebbe diventato una scenografia per turisti; qui è ancora vivo, ancora in uso, ancora reale.

Giardini Luzzati e il miracolo del recupero urbano

I Giardini Luzzati meritano una spiegazione, non solo una visita. Nati da un progetto di recupero urbano partecipato, sono diventati nel tempo uno spazio pubblico straordinario — aperto a tutti, sempre, con concerti, stand-up comedy, mercati, eventi per bambini, laboratori. È uno spazio che funziona davvero. Non è il parco gentrificato con la piscina e il cocktail bar da Instagram — è un luogo dove si incrociano famiglie, adolescenti, anziani, turisti e residenti, dove la cultura è gratuita e la porta è aperta. In una città che ha lottato per il suo centro storico come Genova, questo posto è una piccola vittoria civile. Fermatevi. Sedetevi. Guardate chi c'è.

La chiesa di San Donato — quella ottagonale

Non si può passare in questa zona senza entrare nella chiesa di San Donato. È ottagonale — una rarità assoluta nell'architettura romanica ligure — e dentro custodisce opere che in molte altre città avrebbero la fila fuori. Qui si entra quasi in silenzio, si guarda, si sta. I genovesi sono così: tengono le cose belle per sé, senza sbatterle in faccia. Questa chiesa è l'esempio perfetto.

Pranzo da Sa Pesta — torte salate e farinata

Non si discute. Sa Pesta è il posto per il pranzo del primo giorno. È una trattoria storica del centro dove si mangiano le torte salate genovesi come si deve: torta di riso, torta di bietola, farinata, panissa. Niente fronzoli, niente menu da quattro pagine. Il prezzo è onesto, il posto è autentico, la coda fuori all'ora di pranzo è il miglior segnale che possiate ricevere.

Pomeriggio: via Garibaldi, Villetta di Negro e tramonto dal gazebo

Via Garibaldi — patrimonio UNESCO, sì, ma non per questo meno viva — è la strada dei Palazzi dei Rolli, quei palazzi nobiliari genovesi che nel Cinquecento ospitavano i re in visita alla Repubblica. Camminate piano, alzate gli occhi, guardate i portali, i cortili interni, i giardini pensili che si intravedono.

Poi salite con l'ascensore di Castelletto, uno dei due ascensori liberty che collegano il centro ai quartieri collinari. L'ascensore è un'istituzione genovese: si paga pochissimo, si sale in pochi secondi, e si arriva in un altro mondo. La vera tappa è la Villetta di Negro: un piccolo parco romantico a terrazza, con una cascata artificiale, sentieri alberati e un gazebo panoramico dal quale, nelle sere limpide, il tramonto su Genova è una di quelle cose che si faticano a dimenticare. Non è segnalato ovunque, non ha la fila, non ha il banchetto dei souvenir. È solo bello e basta.

Tardo pomeriggio: Gelateria Gelatina

In discesa — o con l'ascensore, nessuno vi giudica — fate tappa da Gelatina, la gelateria del quartiere che i genovesi conoscono e che i visitatori scoprono quasi sempre con quella faccia da "come non sapevo di questo posto". Ingredienti veri, gusti che cambiano stagione, nessun colorante fluorescente. Il pistacchio è quello vero — verde scuro, quasi amaro, perfetto.

Sera: Design Perigeo e cena da Rosmarino

Passate per via 25 Aprile e piazza de Ferrari — il cuore pulsante di Genova, la fontana al centro è il punto di riferimento di tutti i genovesi. È anche il momento per una sosta da Design Perigeo, uno spazio di design e oggetti di qualità nel cuore della città — il tipo di posto dove si compra qualcosa di bello che non pesa in valigia.

Per cena, il mio consiglio è Rosmarino: Bib Gourmand Michelin, cuochi dell'Alleanza Slow Food, cucina genovese contemporanea che rispetta le radici senza averne paura. È uno di quei posti dove si capisce cosa significhi cucina genovese quando viene trattata con rispetto e competenza.

GIORNO 2 — La città vecchia, il porto e Boccadasse

Mattina: via Madre di Dio, piazza Dante e il contesto del quartiere

Iniziate la seconda giornata esplorando il vostro quartiere — quello di Dimora Soprana. Piazza Dante è una piazza del Novecento, con quei palazzi razionalisti che raccontano un'altra Genova, ambiziosa e un po' austera. Via Madre di Dio è invece più antica: il nome viene dalla chiesa omonima che qui sorgeva — come molti nomi di strade nel centro storico di Genova, racconta una storia di fede e di comunità. Il contesto è quello del centro storico medievale genovese: abitazioni alte e strette, botteghe al piano terra, la vita vissuta in verticale.

Da via Fieschi siete a pochi passi sia da via XX Settembre — la grande strada commerciale dell'Ottocento, con i portici — sia dall'imbocco dei vicoli storici. Questa posizione è rara: comoda, centrale, silenziosa, con i parcheggi del centro dei Liguri a portata di mano se venite in auto.

Via Ravecca, Romanengo e la chiesa di Carignano

Via Ravecca è uno di quei vicoli che sembrano portare a niente e invece portano a tutto. Prima di salire verso Carignano, fate tappa in piazza delle Oche da Romanengo — una delle più antiche confetterie d'Italia, fondata nel 1780, dove si producono ancora canditi, marmellate, liquori e dolciumi secondo ricette tradizionali. Le scatole di latta sono già opere d'arte, il profumo quando si entra è quello di un'altra epoca. Comprate qualcosa — i canditi o i confetti — e portateli a casa come souvenir vero, non da bancarella.

Poi si sale verso la Basilica dell'Assunta di Carignano — un capolavoro del Rinascimento genovese, con quella cupola che si vede da mezza città. L'interno è grandioso senza essere opprimente. È un posto che i turisti meno informati spesso saltano — e i genovesi tendono a non pubblicizzare troppo.

Mezzogiorno: Caffè degli Specchi, Palazzo Ducale e Cattedrale

Caffè degli Specchi a piazza Matteotti è il caffè storico del palazzo ducale — uno di quei locali dove il caffè si beve in piedi al banco con una certa consapevolezza di stare in un posto che ha storia. La piazza su cui affaccia è quella del Palazzo Ducale, oggi principale centro culturale di Genova: mostre, eventi, teatro. Da lì, via San Lorenzo porta direttamente alla Cattedrale — quella di San Lorenzo con la facciata a bande bianche e nere che è il simbolo di Genova. Entrate, vedete il tesoro se avete tempo.

Pomeriggio: Acquario e Sottoripa

L'Acquario di Genova non è solo una cosa per bambini — è uno dei più grandi d'Europa ed è davvero spettacolare. Da piazza Dante ci passa l'autobus che scende verso il porto e l'acquario — comodo, diretto, senza ansia da parcheggio.

Dopo l'acquario, passate obbligatoriamente per Sottoripa: la galleria porticata che corre parallela al Porto Antico è uno dei luoghi più antichi e affascinanti di Genova. Qui, sotto questi archi bassi e un po' bui, si facevano gli affari del porto medievale. Oggi ci sono friggitorie, pescherie, il profumo del fritto misto di pesce e della trippa. È rumoroso, disordinato, vivo. È il porto di Genova, quello vero, quello che c'è da secoli.

La chiesa delle Vigne e San Siro

Prima di concludere, due chiese da non saltare. La chiesa di Santa Maria delle Vigne è una delle più antiche di Genova — risale al X secolo, anche se l'aspetto attuale è barocco. L'interno è raccolto, silenzioso, con opere importanti. La basilica di San Siro è la cattedrale più antica di Genova — antecedente a San Lorenzo — e conserva dentro quella grandiosità barocca ligure che è insieme sontuosa e intima. Vale dieci minuti in silenzio, almeno.

Sera: Cantine Camilla o Acciughetta

Per la cena dell'ultima sera avete due opzioni. Se volete atmosfera romantica, le Cantine Camilla con il loro giardino di piazza dei Ragazzi sono una delle esperienze più belle della città — cucina genovese moderna, vino naturale, contesto storico bellissimo. Se invece volete un posto tipico nel senso più vero, l'Acciughetta — trattoria tipica, cuochi Alleanza Slow Food, vini naturali, progetto di genovesità contemporanea — è la scelta giusta. È il posto dove Genova si mangia come si deve: acciughe, pansoti, trofie al pesto, brandacujun. Niente fronzoli, tutto sostanza.

Domenica mattina: Boccadasse con l'autobus

Se avete un mattino libero — e ve lo consiglio — prendete l'autobus da piazza Dante e andate a Boccadasse. È un piccolo borgo marinaro rimasto miracolosamente intatto nel tessuto urbano di Genova: casette colorate, una spiaggetta di ciottoli, un bar dove fanno un gelato che a molti genovesi risulta il migliore della città. La mattina presto, prima che arrivi la gente, è un posto che ha quella qualità silenziosa e perfetta delle cose che durano. Il bus passa comodo da piazza Dante — chiedetemi la linea quando fate il check-in, ve lo dico volentieri.

Una nota finale, da Gleithy

Genova non si vende facilmente. Non ti viene incontro, non ti apre le braccia appena arrivi. Ti chiede un po' di pazienza, un po' di curiosità, la disponibilità a perderti nei vicoli senza andare in panico. Ti chiede di alzare gli occhi dai palazzi dei Rolli, di entrare nelle chiese che sembrano chiuse e invece sono aperte, di assaggiare la farinata calda anche se è mattina presto e non hai fame.

Quando comincia a dartela — quella bellezza — non riesci più a smettere di cercarla.

Io sono qui, in via Fieschi, a due passi da tutto. Se volete suggerimenti prima di arrivare, durante il soggiorno, su cosa mangiare, cosa visitare, quale vino comprare — scrivetemi. È quello che faccio, e lo faccio volentieri.

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